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ago 23

L’estate sta finendo…

Posted on giovedì, agosto 23, 2007 in Notizie Flash, Vita vissuta

…e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.

Ho sempre avuto una tradizione, fin da piccolo: ho sempre dato un nome alle biciclette che ho avuto, perchè mi ci affeziono. L’ultima in ordine di tempo è stata Melampo, e tutti qui sapete come è andata a finire, non starò ad annoiarvi ancora con la sua triste storia…
Quella che più mi è rimasta nel cuore è stata Fulmine, che è stata con me per ben 18 anni: un’eternità . Compagna di mille avventure, amica inseparabile e fedele, si è mortalmente offesa quando non ho scelto lei per andare sul cammino di Santiago e da quel momento non è stata più la stessa: aveva capito che il suo tempo era giunto… L’ho riportata dallo spacciatore di biciclette dove l’avevo presa anni prima per concederle il riposo dei giusti, ed in cambio ho scelto Melampo… una specie di passaggio di consegne.

Ora dopo il trauma della perdita improvvisa di Melampo sono tornato dallo spacciatore che mi ha messo una mano sulla spalla e mi ha detto: “mi dispiace, ma così và la vita!” e mi ha accompagnato in un salone dove in mezzo a tante altre c’era lei: la figlia di Melampo. E’ stato amore a prima vista: l’ho portata subito con me ma ancora non l’ho fatta uscire, ormai è più di un mese che è chiusa nel retro del mio ufficio: la lucido, le ho comprato tutti gli accessori che le servono, ma il trauma è ancora fresco. Ho ancora paura che faccia la fine di Melampo, aspetto che il casino di Agosto si depositi e torni la calma… e poi non le avevo ancora trovato un nome.
Ma ora da qualche giorno anche lei ha un nome ed è entrata ufficialmente a far parte della famiglia… insieme a sua cugina, d’altronde sono arrivate nello stesso giorno.

Amici, fratelli, popol mio… vi presento la Vanda e la Luisa

vanda luisa

lug 13

La mia bicicletta

Posted on venerdì, luglio 13, 2007 in Vita vissuta

Prendo a prestito da Antonio Albanese il famoso monologo…

melampo.jpg

Avevo una passione, la mia bicicletta Melampo.
Sono abbastanza incazzato, non c’è più.
Me l’hanno fregata.
Mi sveglio come tutte le mattine tranquillo.
Mangio, esco, scendo le scale, arrivo sotto:
Niente, non c’è niente!
Dove di solito c’è posteggiata la mia bicicletta: il Nulla, Vuoto, Deserto.
Ho pensato:
Ma chi? ma come? ma chi cazzo!
M’hanno fregato la mia bicicletta!!!

Ora listen to me:
Se non avessi la certezza di essere continuamente e regolarmente schivato dalla fortuna giuro il Signore che spererei che tra di voi ci fosse il ladro, così che possa sentire di persona quanto ho da dirgli:

Cornuto!
Sappi che quella è la mia bicicletta.
Tu puoi nasconderla, puoi riverniciarla, puoi raschiare il telaio, puoi venderla e tenerla, puoi truccarla, puoi lavarla, puoi farci ciò che vuoi, ma resta sempre la mia bicicletta e a ricordartelo saranno le mie maledizioni.
Le maledizioni che si attaccheranno al telaio della mia bicicletta, sul manubrio e sotto la sella, nel fanale anteriore e in quello posteriore cosicché si spenga in una notte tutta buia mentre incroci un grosso Tir guidato da un camionista ubriaco, morto di sonno e per di più inglese e che per questo tiene la sinistra.
Nei freni che ti si staccheranno all’improvviso, quando ti accorgerai che la macchina davanti a te ha inchiodato e una volta compresso e schiacciato nel suo bagagliaio ti sorgerà il tremendo dubbio che qualcuno ti abbia maledetto, maledetto sono io che ti maledico te e tutta la specie di ladruncoli viscidi e infami.
Le maledizioni si attaccheranno al sellino che salterà via mentre stai salendo al volo e un ferro nel culo ti insegnerà a non mettere più il naso tra i cazzi miei.
Si attaccheranno alle ruote che scoppieranno quando stai andando a forte velocità su uno stretto ponticello all’altezza di trecento metri, dove non ci sono muretti ai lati, non ci sono guardrail e a mezz’aria prima di sfracellarti al suolo rimpiangerai amaramente di aver fregato la bicicletta ad Eddie Bax.

In più prego madre natura di infradiciarti di emorroidi, di farti sputare sangue alla mattina appena alzato, di spappolarti gradualmente il fegato, di farti dono di un verme solitario che ti riempia la pancia, di darti emicranie continue e nausea dirompente, due carie per ogni dente, un raffreddore perpetuo, una ciste gigante proprio in punta al naso, di farti sordo, muto ma non per sempre: che la voce ti venga sporadicamente e per pochi secondi, nei quali tu spari cazzate immani. Ti accechi un occhio e ti renda daltonico l’altro, ti doti di un olfatto dove ovunque tu percepisca solo odore di merda, faccia sì che le tue ascelle si impregnino di puzzo di aringhe affumicate, i piedi di gorgonzola e l’alito di totani, che ti doti di una gobba e se già ce l ‘hai che in questo caso te l’accentui, tanto che l’unica cosa che tu riesca a veder siano i tuoi coglioni, ti faccia cadere tutti i capelli e se già sei calvo ti riempia il cranio di squame. La gamba destra ti si cancrenizzi e quella sinistra ti diventi zoppa. Le gambe ti si atrofizzino e l’impotenza ti invada l’uccello; che uno stormo di piccioni incazzati ti scambi per l’assessore all’ecologia riempiendoti integralmente di scacazzate cosicché tu debba scappare con la mia bicicletta però ingolfato di merda.
E infine, dulcis in fundo, un bell’ictus cerebrale con paresi totale si aggiunga a compimento di quello che voglio che sia il tuo bel regalo di quest’ anno.
Buona Estate, Cornuto!