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mag 11

Garbino

Posted on venerdì, maggio 11, 2007 in Pensieri, Racconti, Vita vissuta

Scritto sei o sette anni fa.
Ogni tanto lo ripesco, perchè mi piace e anche perchè ci sono appena stati due giorni di garbino…

Garbino

Il Garbino è il vento caldo che ogni tanto, scendendo dagli Appennini e infilandosi giù nelle valli della Romagna, porta scompiglio negli animi della gente del mare. Prende velocità nella discesa, si riscalda e si carica di elettricità ; asciuga tutto quello che incontra sul suo cammino, anche il respiro dei cani, che gli abbaiano contro con la lingua penzoloni ed il respiro corto.

Si dice che il garbino faccia impazzire le donne.

E’ un vento incostante, traditore. A tratti si calma, sembra una brezza leggera che agita le foglie degli alberi più alti, poi all’improvviso una raffica violenta, un crescendo di rabbia che travolge, spazza, trascina… Poi più niente. Ricomincia dopo qualche minuto, qualche metro più in là, da una direzione diversa…

Da bambini una delle prime cose che ci insegnavano era di non entrare in acqua se c’era il Garbino, e per dare forza al divieto ci raccontavano storie di morti affogati, naufragi durati giorni e giorni, gente morta ritrovata dall’altra parte del mare. Noi stavamo fermi sulla riva a guardare i materassini sfuggiti ai bagnanti che volavano via verso chissà dove, forse la Jugoslavia. Guardavamo l’orizzonte e sospiravamo in attesa che il Garbino passasse: a volte ci volevano giorni, ma tanto non ci si poteva fare niente, non si poteva nemmeno giocare a palline, che la sabbia si asciugava in cinque minuti e la pista si disintegrava alla prima folata più forte delle altre.

Il Garbino è un vento che ti rimescola il sangue.

Lo senti già qualche ora prima che arrivi: c’è qualcosa nell’aria, un disagio, un ansia leggera, un peso alla bocca dello stomaco… poi arriva. Una raffica improvvisa, l’odore forte dell’elettricità statica, una porta che sbatte… Eccolo…
Il tuo ritmo di vita cambia, tutto quello che fai è diverso: tutto è più lento, più pacato. Si cerca il refrigerio, gli angoli nascosti, l’ombra e la solitudine.

Dura qualche giorno, poi se ne và . A volte porta la pioggia, a volte temporali violenti, a volte tutto ritorna come prima, come non fosse successo niente.
La vita riprende il suo ritmo, la frenesia di tutti i giorni riprende per mano la nostra esistenza e quella ventata di antichi istinti sembra dimenticata.

Il Garbino ti fa scoppiare la testa.

Di notte rende tutto più magico, ti porta i rumori di genti lontane, i profumi, gli odori più strani. E’ difficile dormire quando c’è Garbino: è lui che comanda e che decide quando concedere un po’ di pace, ed allora si esce, si va in giro a curiosare per le strade, oppure semplicemente si sta svegli fino a tardi, a non fare niente, a pensare, forse a scrivere; alla ricerca di un qualcosa che senti vicino ma che non riesci ad afferrare.

Era proprio una notte di Garbino quella in cui per la prima volta presi in mano una penna e cominciai a scrivere. Salivo le scale di casa e non volevo che quella splendida nottata calda finisse così, dimenticata nei meandri del sonno; la mano cominciò a muoversi sul foglio, e forse in quel momento la mia vita trovò un senso diverso.

Eravamo un gruppo affiatato, stava finendo l’estate ed eravamo liberi e spensierati, o almeno credevamo di esserlo. Quando passavamo la gente ci guardava e diceva, con una punta di invidia: “Guarda, ecco i ragazzi del mare.”

Di giorno aspettavamo il vento in riva al mare, e quando il vento arrivava non esisteva niente altro che la tavola e la vela e le onde da surfare. La notte poi era nelle nostre mani, i locali più famosi erano la nostra casa e dovunque andassimo si trovava qualche amico per fare baldoria.

E fu proprio in quel periodo che incontrai una persona che non avevo mai affrontato faccia a faccia: me stesso.
Ed è stato bello.
Poi ci siamo persi di vista, non so come sia successo, in fondo stavamo bene insieme, ma ora non ci si vede più. Non sono nemmeno più un ragazzo del mare, se è per questo. Veramente non so che cosa sono ora, ma so che per un pur breve periodo sono stato qualcosa di positivo, e la voglia di tornare positivo sta tornando importante.

Per questo sto lentamente riprendendo in mano la penna, anche se ora si è trasformata in computer, e sto lentamente ritrovando il piacere di mettere insieme le parole per fermare i ricordi e le emozioni. E per crescere, andare avanti, scrollarmi di dosso questo vuoto che mi blocca la mente e tornare a vivere una vita soddisfacente.

Non sono più un ragazzo del mare. E questo mi dispiace. Non sono più un ragazzo, se vogliamo dirla tutta, ma non è questo il problema. Non sono più la persona che ero prima, e se da un lato questo può essere una cosa buona, dall’altra quello che sono ora non mi piace poi tanto.

gen 25

Una bella serata

Posted on giovedì, gennaio 25, 2007 in Racconti, Vita vissuta

Scritto molti, ma molti anni fa….

Una doccia calda è proprio la maniera ideale per iniziare un week-end! L’acqua esce dai forellini e colpisce la pelle con la violenza di centinaia di microscopici spilli: una sferzata salutare che toglie di dosso tutte le tossine fisiche e mentali accumulate durante la settimana. Il sapone, a contatto con il corpo, sprigiona un profumo frizzante che sa di primavera, e la schiuma soffice penetra attraverso i pori e scioglie tutte le tensioni, rilassa il corpo e la mente. Cancella in un lampo tutti i brutti pensieri che si affollano dentro di me e come per incanto mi torna il sorriso, e con questo la gioia di vivere. Non che l’avessi persa, ma per un po’ di tempo se n’era rimasta nascosta in un angolino della mia testa, in attesa di tempi migliori. Ma ora basta! Basta pensare sempre alle stesse cose, basta dannarsi l’anima per cose che sono al di fuori della mia portata. Lasciamo che tutto mi scivoli via di dosso assieme a questa schiuma, e che con essa si perda nei meandri del sottosuolo attraverso il tubo di scarico. Voglio di nuovo tornare me stesso!
Apro l’acqua fredda ed un brivido mi percorre tutto il corpo come una scarica elettrica: ecco, sto accumulando energia!
All’improvviso il telefono mi scuote da questa specie di trance: è Frank!
- Ci vediamo più tardi? Ci siamo tutti!
- Certo, mi vesto e sono lì.
Pregusto già un venerdì sera frizzante, di quelli che abbiamo aspettato per tutto l’inverno. Ora finalmente ci siamo.
Mi infilo un paio di jeans e le scarpe di tela. Le calze le butto in un angolo: le riprenderò ad ottobre. Un po’ di gel sui capelli, effetto bagnato…
I gesti sono lenti, non ho nessuna fretta. Assaporo ogni istante di questo rito di inizio estate. Ogni suono che mi arriva dalla strada mi eccita, mi carica. Ogni raffica di questo vento caldo mi porta i profumi della notte che sta appena iniziando.
Scelgo una camicia… Due gocce di profumo, giusto per non uscire senza… Un’occhiata allo specchio e la solita pausa di riflessione: la faccia è sorridente, l’anima e tranquilla. E’ proprio una bella serata!
Prendo il giubbotto e le chiavi di casa. Mi chiudo la porta dietro le spalle. Scendo le scale, lentamente. Avrei voglia di andare a piedi. La serata e talmente bella… Il vento muove le foglie degli alberi, ed il rumore sembra andare a tempo con la musica che già sta scendendo dalle discoteche in collina. Il profumo che si sente nell’aria è un profumo antico, il profumo della vita che si risveglia. E la luna, bassa sull’orizzonte, dà al tutto un senso di irrealtà , un tocco di magia che contribuisce ad aumentare le pulsazioni del mio cuore…
Decido per la macchina. Guido piano, anche se non c’è traffico. C’è molta gente che passeggia: riccionesi che si godono una serata tranquilla prima dell’invasione estiva. Si vedono solo facce allegre in giro. E’ proprio una bella serata!
Imbocco il lungomare e spingo un po’ sull’acceleratore. Dalla radio mi fanno compagnia gli U2…
But I still haven’t found what I’m looking for…
E la luna mi segue sempre. In 10 minuti arrivo in centro, fatico a trovare un parcheggio, ma due passi in più li faccio volentieri. Gruppi di ragazzi e ragazze passeggiano sul marciapiede ridendo. Una Ferrari arriva sgommando sotto gli occhi torvi di una vigilessa. Sta per avvicinare il fischietto alla bocca ma esita un attimo e rimane congelata con il braccio a mezz’aria: io la guardo sorridendo e lei incrocia il mio sguardo. E’ carina, sorride anche lei ed allarga le braccia mentre la Ferrari si allontana indisturbata. Anche i vigili sono esseri umani, e poi questa e proprio una bella serata! Le faccio ciao con la mano, e lei si gira dall’altra parte, imbarazzata, ma vedo che sorride. Ciao bella vigilessa troppo romantica per fare una multa in una notte come questa: ti conserverò nei miei ricordi…
Intanto sono arrivato al Makkaroni. Il solito miscuglio assordante di gente, la solita musica esplosiva, le solite facce… ma certamente il posto migliore della zona, ideale per ritrovarsi con gli amici a bere qualcosa ed incontrare gente. Il classico trampolino di lancio per iniziare una nottata di follie.
Spingo la porta ed entro. Mi fermo un attimo per abituare gli occhi alla penombra e le orecchie alla musica. Il locale è strapieno di gente, si percepisce sulla pelle l’atmosfera elettrica delle grandi occasioni. Le ragazze, quasi tutte in minigonna, hanno gli occhi lucidi di allegria, e sembra che anche loro si siano appena risvegliate da un lungo letargo. I sorrisi sono allegri ed amichevoli… Eh, si! E’ proprio una belle serata!
Vedo Frank in lontananza. Lo saluto con la mano e faccio per raggiungerlo, infilandomi in mezzo alla calca e cercando un varco verso il bar per ordinare da bere. Saluto gente, stringo mani, sorrido ad una amica… Finalmente conquisto un posto al banco:
- Ciao, Manuel! Un Negroni, per favore!
Mentre aspetto che il drink sia pronto mi giro per guardarmi attorno e me la trovo di fronte, bella come non l’avevo vista mai e dolce come solo lei sa essere. Devo essere rimasto a bocca aperta per un bel po’, perché lei ride e mi dice:
- Guarda che non sono un fantasma!
Quando ride e ancora più bella! Non so neanche come si chiami, so solamente che la vedo spesso in giro, nei soliti posti, e la sua bellezza mi ha colpito. Ho chiesto un po’ a tutti, ma nessuno dei miei amici la conosce, ed io non ho mai trovato l’occasione, o il coraggio, di parlarle. E adesso e qui, di fronte a me, e mi guarda dritto negli occhi e sorride divertita. Mi riprendo dalla sorpresa e non trovo nient’altro da dire che quella che in fondo e la verità :
- Ciao! Mi chiamo Luca e sono innamorato di te! Ti vedo spesso, da un po’ di tempo… Bevi qualcosa?
-Un po’ del tuo, grazie! Anche io ti vedo spesso in giro!
E cosi cominciamo a chiacchierare del più e del meno, e vengo a sapere che si chiama Monica, che ha 26 anni, che è di Milano ma che fino all’anno scorso viveva a Parigi con la famiglia - il padre lavora ancora là -. Laureata in lingue ed attualmente disoccupata, ha deciso di prendersi un paio di mesi di riposo e di vacanza. Io le parlo un po’ di me, della mia vita qui a Riccione, e lei mi ascolta interessata, sempre con quel suo sorriso allegro.
Il Negroni e finito, e ne ordiniamo un altro. Il tempo vola, ma non ce ne accorgiamo, starei tutta la notte a parlare con lei… Ad un certo punto arriva un tipo enorme e muscoloso che le accarezza un braccio e le dice:
- Gli altri vanno al Pascià , Monica. Andiamo anche noi?
- Sì, certo!
Mi porge la mano e sempre sorridendo mi dice:
- Ciao, Luca! Grazie della compagnia e scusa le chiacchiere! Ci rivedremo, no?
- Ciao, Monica! E’ stato un piacere!
Riesco a rispondere con un filo di voce, e resto lì a guardarla mentre si allontana assieme a quell’ammasso di muscoli. Peccato… Il mondo e davvero ingiusto!
Mi giro disperato verso il banco e, in una pessima imitazione di Bogart, dico:
-Dammene un altro, Manuel!
Ho già il bicchiere alle labbra quando mi sento toccare sulla spalla. Giro la testa e lei è tornata, sola e sorridente:
- Guarda che non è il mio ragazzo, quello!
Poi scappa via veloce, lasciandomi lì solo, ma con il ricordo di quel sorriso che mi illumina gli occhi.
I miei amici vengono a recuperarmi dopo qualche minuto, e mi trovano inebetito dall’amore e dai Negroni, mentre mormoro frasi sconnesse allo sgabello vuoto di fronte a me.
Una pacca sulla spalla che ha l’effetto di una fucilata mi risveglia dal sogno:
- Che cazzo fai qui? E’ un’ora che ti aspettiamo! E chi era quella bionda?
- Bionda?!?! Allora l’avete vista… Allora non è stato un sogno!
Racconto tutto, e ci facciamo due risate tutti assieme, mi prendono per il culo… Tu ti innamori subito,mi dicono tutti. Poi arrivano delle ragazze nostre amiche e si beve ancora, ma io ho sempre negli occhi quel sorriso:
- Che ne direste di andare al Pascià ? Propongo.
- Non rompere! Stasera c’è l’inaugurazione del Byblos, non si può mancare! La tua bella biondina può aspettare!
Usciamo nella notte ancora tiepida, ed io salgo con Frank sul suo spider. Non ho voglia di guidare, e poi voglio sentire sulla pelle il respiro della primavera, voglio avere le stelle sopra la testa… Sono allegro. Chissà se la rivedrò ancora, ma non importa: per un po’ di tempo ci siamo scambiati emozioni, e questo mi basta, mi rende felice!
Ci lasciamo alle spalle la confusione e le luci del centro e cominciamo a salire rapidamente verso le colline. Quando ci avviciniamo ad un incrocio notiamo due macchine ferme in mezzo alla strada ed un gruppo di persone intorno. Più in là una macchina della polizia, mentre un’ambulanza sta arrivando a sirene spiegate. Il solito incidente all’incrocio maledetto. Ne sono morti tanti, qui…
Facciamo per allontanarci ma tra la gente vedo un tipo muscoloso che si dispera: mi sembra di conoscerlo:
- Oddio, fermati, Frank! Fermati!
E salto giù al volo. In mezzo al gruppo di persone, sulla strada, c’è una figura distesa a terra, immobile. I lunghi capelli biondi le circondano il viso sporco di sangue… Qualcuno la copre con un lenzuolo.
Mi inginocchio accanto a lei, e come un automa le prendo la mano ancora calda.
Solamente un’ora fa era allegra e piena di vita… Le lacrime affiorano all’improvviso dai miei occhi senza che me ne renda conto. Non riesco a trattenerle, e piango in mezzo alla strada per questo amore perduto prima ancora di trovarlo, per questa ragazza sconosciuta che con la sue allegria mi aveva fatto provare un’emozione dolce e delicata.
Una mano mi prende per un braccio e mi porta via. La stanno caricando sull’ambulanza. La sirena è spenta: non c’è nessuna fretta.
Ciao, Monica! Porterò per sempre con me quel tuo sorriso allegro!

gen 24

Dio Esiste…

Posted on mercoledì, gennaio 24, 2007 in Pensieri, Racconti, Vita vissuta

Succede a volte di fermarsi un giorno a guardarsi indietro, ripensare a quello che si è fatto, alle persone che si sono perse di vista… pensare con un po’ di nostalgia che qualche anno è passato e certe cose non tornano, gli interessi sono diversi…
Poi capita una serata diversa, capita che un amico torni dall’altro capo del mondo dopo avere cercato di portare a casa la Coppa America, basta una rimpatriata con tutti i vecchi amici surfisti e senti risvegliare antiche sensazioni, ritrovi uno stato d’animo che sentivi perduto per sempre.
Incontri persone che non vedevi da anni, ti tornano in mente momenti vissuti insieme, avventure… Telefoni agli amici che la vita ha portato a vivere lontano e senti voci emozionate, immagini occhi che luccicano, pensi con una punta di orgoglio che noi siamo stati i primi, i pionieri, che ridendo e scherzando e giocando abbiamo costruito qualcosa di bello…
Fai progetti per rivedersi, per fare qualcosa insieme… Anche se sai benissimo che domani sarà tutto dimenticato.
Poi la serata finisce, torni a casa felice ma anche un po’ triste perché sai che passeranno altri anni, e la prossima volta saremo un po’ più vecchi, un po’ più grassi e un po’ più tristi e ti dispiace, hai come la sensazione di essere sceso da un treno tempo fa e di non essere più stato in grado di risalirci.
Ti addormenti con una punta di malinconia nel cuore.
E poi ti svegli la mattina dopo e capisci immediatamente che è diverso: ancora prima di aprire la finestra il tuo antico istinto ti avvisa che c’è vento, vento teso e bello, una di quelle giornate che capitano al massimo un paio di volte in un anno, e pensi che allora Dio esiste…
Dio esiste, ed è un Dio surfista, abbronzato e con i capelli cotti dalla salsedine, la muta con la cerniera aperta e lo sguardo fisso all’orizzonte in attesa del vento; un Dio che era fra noi ieri sera e che stamattina ci ha voluto fare un regalo…
Anche chi come me da anni non mette piede su una tavola avrà sicuramente fatto una capatina in spiaggia, sarà sceso dalla macchina e si sarà lasciato schiaffeggiare la faccia dal vento teso e gelato, ed avrà lanciato occhiate invidiose verso quelle vele che cavalcano veloci le onde.
A volte basta proprio poco per allargare il cuore e tornare in pace con il mondo: grazie, Dio Surfista.