Finalmente…
Di tutto quello che sta succedendo ultimamente in Italia, e che sinceramente mi fa paura, una cosa sola mi tiene accesa la speranza nel futuro: che finalmente i ragazzi siano tornati in piazza ad alzare la voce e dire la loro.
Magari sbagliando, magari finendo per essere strumentalizzati, ma cazzo… il futuro è dei giovani e finora sembrava che nessuno di loro se lo volesse prendere.
Sembrava che tutti fossero rimasti anestetizzati da anni di mariedefilippi e grandifratelli e politici da seconda serata, e invece eccoli quì a dimostrare, occupare le scuole e scazzottarsi per qualcosa di importante.
Era ora!
Capitalismo
Quoto da Wikipedia:
“L’economia di mercato è il sistema sociale della divisione del lavoro e della proprietà privata dei mezzi di produzione. Ognuno agisce per proprio conto; ma le azioni di ognuno tendono tanto alla soddisfazione dei bisogni degli altri che dei propri. Agendo, ognuno serve i suoi concittadini. D’altra parte, ognuno è servito dai suoi concittadini. Ognuno è in sè stesso mezzo e fine; fine ultimo per sè stesso e mezzo per gli altri nei loro tentativi di raggiungere i propri fini”
Credo che negli ultimi tempi (diciamo ventanni) questa teoria sia stata interpretatata ed applicata nel peggiore dei modi, e cioè nella semplice regola del vale tutto: per raggiungere il proprio fine (profitto) non si guarda in faccia a niente e a nessuno, si ruba, si truffa, si rapina, si manipola l’informazione e si fanno leggi per farla franca…
Insomma, il capitalismo altro non è diventato che un moderno Far West dove chi è più forte, vince.
Ora il capitalsimo sta morendo, ci siamo rubati tutto quello che ci era rimasto, è sotto gli occhi di tutti mi sembra no?
Ovvio, non sarà un processo rapido e indolore, ma prima o poi succederà e qualcosa prenderà il suo posto.
Il comunismo è morto quando i berlinesi sono scesi per strada e a spallate hanno buttato giù il muro di Berlino.
Chi darà la prima spallata al capitalismo?
Crisis? What crisis?
Si stanno affannando tutti a rassicurarci che in Italia nessuna banca fallirà …
Perchè? Qualcuno ha dei dubbi? In un paese che non lascia fallire l’Alitalia, figuriamoci se si lascia fallire una banca.
Il problema è che ci hanno sempre detto che è il mercato che comanda, che tutto viene regolato dalle leggi di mercato e che il mercato siamo noi… e poi che fanno? quando il mercato chiede qualche sano e fisiologico fallimento loro intervengono per impedirlo, con i nostri soldi oltretutto…
Qualcuno crede ancora che viviamo in una democrazia?
Punk
Sarà stato il 77: il periodo di piena esplosione del punk. Gente che andava in giro piena di catene addosso, con spille da balia infilate da tutte le parti, capelli dai colori assurdi e vestiti stracciati.
Avevo 17 anni e non amavo l’ideale del movimento punk, ma ne amavo l’energia e la forza d’urto, quella voglia di ribaltare tutto e poi vediamo che succede.
Il mio gusto musicale si stava formando in quegli anni una identità propria, e la musica punk proprio non la digerivo: quattro accordi distorti, voci stonate e testi di protesta non mi bastavano. Avevo ascoltato qualcuna della miriade di band inglesi che spuntavano fuori quasi ogni giorno ma nessuna mi appassionava, nemmeno i Clash già tanto osannati: preferivo di gran lunga l’ala newyorkese di Patti Smith e Ramones. Insomma, a mio parere niente che meritasse la spesa di quelle trequattromilalire che ai tempi ci volevano per comprare un disco.
Poi ricordo che un giorno, mentre facevo il mio solito giro pomeridiano nel negozio di dischi sotto casa disponendo delle trequattromilalire di cui sopra, e avendo deciso che nella mia piccola discografia personale doveva essere presente almeno un disco punk, mi cascò l’occhio su una copertina, questa:
Mi capitava spesso di comprare dischi basandomi solo sull’istinto o sull’impressione che mi faceva la copertina, e in più di quel disco avevo letto una recensione che lo classificava come punk d’oltreoceano, sulla scia dei ramones, in pratica…
Così lo comprai di getto e una volta a casa lo misi sul piatto.
Ma questo non è punk, pensai dopo qualche minuto di ascolto, questa è una perla che col punk non ha niente a che vedere.
Chitarre meravigliose che si inseguivano, disegnando melodie addirittura… e assoli… e dio sa quanto mi mancava in quel periodo un bell’assolo di chitarra.
La voce nasale e stralunata del cantante, parole che non sputavano rabbia violenta ma testi con una metrica.
Una sezione ritmica precisa e mai invadente.
In due parole mi innamorai imediatamente di quel disco.
Ne conservo ancora il vinile, comprato in quel lontano pomeriggio del 77 credendo di comprare un disco punk

